Da sinistra: Alessandro Savelli, Luigi Rossi, Isabella Castiglioni

Lo scorso 11 ottobre, nella sede della LAP, si è tenuta la conferenza dal titolo “I segreti de La falconiera di Giovanni Segantini“. La serata era dedicata all’illustrazione degli esiti delle indagini scientifiche effettuate sull’opera esposta in villa Brivio in occasione del 60° Premio Bugatti-Segantini. L’appuntamento ha concluso la lunga stagione della manifestazione per il 2019.

A spiegare le metodologie di analisi applicate ed esporne i risultati, con un linguaggio chiaro e comprensibile anche a meno esperti, è stata la dottoressa Isabella Castiglioni di Deep Trace Techologies, la società incaricata dell’indagine scientifica. A finanziare le analisi, autorizzate dai Musei Civici di Pavia (delle cui collezioni il dipinto di Segantini fa parte), è stata la Fondazione Rossi.

Sintetizzando brutalmente, le analisi hanno permesso di scoprire diversi dettagli impossibili da vedere, celati sotto la pittura, ma anche dovuti allo scurimento della stessa.

Sul retro dell’opera si è scoperta una firma che a occhio nudo è invisibile: la firma autografa “Segantini” (scritta per esteso, mentre nel dipinto c’è solo la sigla GS), con l’aggiunta di data e luogo: 1880 Milano. Ciò va a dare una certezza sulla data di realizzazione e di prima esposizione dell’opera.

Ma soprattutto si è scoperto che sotto la pittura c’è un disegno preparatorio. L’interesse si è concentrato soprattutto sul falco. L’animale, nella parte alta della tela, è ormai davvero poco riconoscibile: a “occhio nudo” si nota il becco proteso verso il rosso pezzo di carne tra le dita della giovane donna. (Segantini inoltre, come aveva ricordato Gioconda Segantini, non dava subito titoli ai propri lavori e questa opera era nota pure come La castellana). Le analisi hanno confermato che si tratta proprio di un falco. C’era l’ipotesi che fosse un altro rapace, non riuscendo più a distingue le forme della testa dell’animale. Inoltre è emerso che Segantini ebbe un ripensamento durante l’esecuzione del dipinto: rispetto al disegno sottostante la testa del falco è più lontana dal volto della donna. E ciò potrebbe anche segnalare un cambiamento nell’atteggiamento della figura femminile.

È stato Luigi Rossi, presidente della LAP e di Fondazione Rossi, ad aprire la serata con una introduzione che ha sintetizzato la vita di Segantini e Bice Bugatti, facendo una breve digressione sul dipinto, ricordando perché in occasione del 60° si è voluto portare a Nova La Falconiera: è una delle solo quattro opere in cui Segantini ha ritratto la compagna Bice Bugatti. Il dipinto poi esprime evidentemente il sentimento tra i due.

La parola è poi passata alla dottoressa Castiglioni che prima di illustrare gli esiti, ha descritto le tecniche di analisi utilizzate. Si è trattato di metodologie non invasive, senza alcun prelievo di materiale dal dipinto, tecniche derivate dalle indagini di tipo medicale applicate correntemente in ambito sanitario. L’opera di Segantini è stata sottoposta a raggi ultravioletti, raggi infrarossi, raggi X (radiografia). Ogni tipo di irraggiamento consente di mettere in evidenza diversi aspetti di quanto è celato alla vista, nascosto sotto la pittura. I diversi dati “grezzi” sono poi stati rielaborati e affinati usando algoritmi matematici per ottenere delle immagini più chiare, il meno sgranate possibili. Gli esami sono stati fatti a inizio dove l’opera era esposta. Per una giornata il salone di rappresentanza di Villa Brivio è diventato anche un laboratorio scientifico.

Dopo tanta tecnica, prima di lasciare spazio alle domande, è stato Alessandro Savelli, direttore della LAP, a intervenire con un breve commento all’opera sul piano artistico e stilistico. La Falconiera fu realizzata da Segantini quando aveva solo 21 anni, all’inizio della carriera: una pittura già mirabile per la composizione e la luce.

[D.S.]
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I segreti de La Falconiera

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