L’infanzia e adolescenza

15 gennaio 1858.

In un paesino sulle Alpi, Arco, Margherita de Girardi partorisce il figlio di Agostino Segatini. Inizia così la vita di Giovanni Segantini (cognome modificato in seguito dallo stesso pittore), in una famiglia italiana sotto l’impero asburgico, con un precario equilibrio economico e affettivo, destinato a crollare non appena, sette anni dopo, venne a mancare la madre.

Inviato dal padre a Milano, in custodia presso la sorellastra Irene, privato non solo dell’ambiente familiare ma anche di una qualsiasi nazionalità non essendo stato registrato né dall’anagrafe austriaca, né da quella italiana, Segantini visse una giovinezza difficile e solitaria, trascorsa nel tentativo di fuggire dal riformatorio in cui era stato rinchiuso. Poco più che quindicenne fu messo a bottega dal fratellastro Napoleone per un anno. Questa esperienza gli permise di sviluppare una sua prima coscienza artistica dando alla sua sensibilità espressione pittorica. Mosso da questa nuova passione, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera, riuscendo a frequentarla per quasi tre anni, mantenendosi agli studi grazie al lavoro in bottega come decoratore, e insegnando disegno all’istituto Marchiondi.

Esordi artistici

Brera lo introdusse negli ambienti artistici cittadini, avvicinandolo al pittore Emilio Longoni e allo scrittore Carlo Morenzi. Cominciò così a dipingere vedute cittadine, con evidenti influssi dal verismo lombardo.

GIOVANNI SEGANTINI, Il Naviglio a Ponte San Marco, 1880 olio su tela, 76×52,5 cm,
Collezione privata

Già nel 1879, durante l’esposizione nazionale di Brera, venne notato dalla critica e ottenne i primi riconoscimenti e appoggi.

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Bice in un dettaglio di Petalo di rosa, 1889-1890, olio su tela, Collezione privata.

In quegl’anni la sua esistenza si intrecciò a quella della bella Bice Bugatti, la donna che gli sarà musa e compagna per tutta la vita. Con lei si trasferì in Brianza, a Pusiano, ricercando una forma espressiva più personale e originale. I soggetti di questo periodo sono ispirati al mondo rurale con toni spesso idilliaci e bucolici.

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GIOVANNI SEGANTINI, Ave Maria a trasbordo,
1886, olio su tela, 120×93 cm,
Sankt Moritz, Segantini Museum

I primi grandi riconoscimenti dell’artista non tardarono a giungere, in Italia e all’estero: nel 1883, Ave Maria a trasbordo vinse la medaglia d’oro all’esposizione internazionale di Amsterdam, mentre La tosatura delle pecore venne premiato ad Anversa.

Il culmine fu raggiunto dalla monumentale composizione di Alla stanga, realizzato in sei mesi di lavoro en plein air sulle Prealpi lombarde, dove il pittore si era nel frattempo trasferito, da solo.

Immagine correlata
GIOVANNI SEGANTINI
Alla stanga, 1885, 169×389,5 cm, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Alla stanga, presentato alla Permanente di Milano nel 1886, riscosse immediatamente notevole successo di pubblico e critica: vinse la medaglia d’oro ad Amsterdam, e fu acquistato dallo Stato italiano per la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma, dove è tuttora esposto. È evidente, in questa fase della sua produzione artistica, l’ispirazione a Millet e alla scuola di Barbizon, sia nei soggetti pastorali sia nell’intonazione religiosa e mistica conferita alle sue scene.

La partenza

Nel 1886 Giovanni lasciò l’Italia per trasferirsi a Savognin, nel cantone Grigioni, mentre nel corso della propria evoluzione pittorica, si avvicinava al movimento divisionista con accenni simbolisti, soprattutto attraverso l’uso di allegorie su modelli nordici.

All’interno della produzione simbolista segantiniana, il tema centrale era quello della figura femminile, ed in particolare il soggetto di gran lunga più ricorrente veniva ad essere quello della maternità, vista anche come legame profondo dell’uomo con la natura. Per Giovanni, orfano in tenera età e senza una vera famiglia, il tema della madre con il figlio può essere considerato un fil rouge nel corso di tutta la sua carriera, tanto da suggerire come per l’artista la donna potesse essere completa solo nel ruolo di genitrice o di compagna.

Nel frattempo, l’amico e sovvenzionatore Grubicy compì per lui una fortunata attività promozionale, accrescendone la fama in patria e all’estero, tanto che nel 1888 venne presentato all’Italian Exhibition di Londra, divenendo anche ricercato collaboratore per riviste d’arte.

A Maloja

Nel 1894 Segantini si trasferì in Engadina, a Maloja, seguendo il desiderio di una più profonda meditazione personale e riscoperta del proprio misticismo. Dal villaggio di alta montagna si spostava solo nel più freddo periodo invernale. Nella solitudine ascetica delle Alpi lo colse la morte, il 28 settembre del 1899: spirò per un letale attacco di peritonite a soli 41 anni, sullo Schafberg, il monte che domina Pontresina. Oggi il suo corpo riposa nel piccolo cimitero di Maloja.

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Giovanni Segantini -biografia
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