Questo giovedì, 25 luglio 2019, è morta Amina Redaelli. A molti questo nome non dirà nulla, per questo è giusto e doveroso dedicare qualche riga per far conoscere almeno un pochino questa persona che è stata così importante per la LAP. Nata a Seregno, l’insegnante dei più giovani allievi della Libera Accademia di Pittura è stata l’espressione di una tradizione femminile che, a Nova Milanese, insieme a Bice Bugatti, porta avanti iniziative capaci di lasciare un segno storico e culturale.

“Amina Redaelli, una donna dolcissima, è l’angelo custode dei bambini che dalle 14 alle 18 invadono in due turni le aule” .

Queste parole provengono da un articolo apparso nel 1984 sul La Notte.

La collaborazione con la LAP

Sicuramente non è un caso che abbia iniziato la sua collaborazione proprio nel ‘68, anno che segnò notevoli cambiamenti nella città e nello stesso Premio, abolito volontariamente per contestare i criteri organizzativi della manifestazione. Indirizzata da Lorenzo Piemonti verso la LAP, Amina conosce il maestro Vittorio Viviani che le propone di mettere a frutto i suoi trent’anni di esperienze e formazioni artistiche, coadiuvata dall’allievo Corrado Mauri.

1969 – Amina al 10° Premio Bice Bugatti – Archivio foto LAP

Inizialmente la troviamo non solo impegnata nel ruolo di segretaria ma anche e soprattutto occupata come docente del corso di china, un giorno alla settimana. Con il passare del tempo, tuttavia, all’incirca cinque anni dopo, Viviani le propone una nuova sfida che l’avrebbe coinvolta in un ruolo ancora più ampio e rilevante: progettare e portare avanti un corso d’arte a misura di bambino. Così, con l’aiuto di Mario Bertini, Amina struttura un percorso che viene concepito per le sole classi elementari, il sabato pomeriggio. Ben presto, però, visto il considerevole numero di richieste, si decide di estendere il laboratorio anche alle scuole medie, in modo tale da permettere a chi avesse già partecipato di ampliare e proseguire la propria crescita artistica. La maestra inserisce, inoltre, un ulteriore corso dedicato alla creta. Si racconta che questa scelta fosse dettata in particolar modo della presenza di un ragazzino cieco che, non potendosi dedicare alla pittura dal vero, fu guidato verso l’utilizzo della materia per poter ugualmente esprimere la propria sensibilità estetica, plasmando un proprio linguaggio. La decisione della Signora Redaelli lascia intuire una marcata affezione e disponibilità a coinvolgere il più possibile i ragazzi all’interno delle sue lezioni.

1975 – Amina al 13° Premio Bice Bugatti – Archivio foto LAP

La spontaneità e il colore

Lo stesso animo gentile connatura la sua poetica e trapela vivido nei suoi lavori, spontanei e ispirati a paesaggi, situazioni e composizioni. L’intervento del colore recupera dal vero le luci, in grado di essere ora vivaci e ora soffuse. Il colore e l’attenzione per il paesaggio tornano vibranti anche nelle forme plastiche, realizzate da Amina in terracotta, due delle quali sono ora presenti nella collezione Arti del Fuoco all’interno di Villa Vertua Masolo. Naturalezza e semplicità sono sempre state punto di forza del suo lavoro artistico e, al contempo, ciò che le ha permesso di guadagnarsi la stima di Vittorio Viviani.

1982 – 11° Premio Segantini – foto di Fabrizio Papa ARCI – Archivio foto LAP

Amina e Vittorio

Sebbene, negli ultimi anni di vita Vittorio Viviani, Amina si fosse allontanata da Milano, non smise mai di essergli vicino. Continuò sempre ad affiancare il maestro con affettuosa dedizione sino alla sua morte, per portarne poi avanti i propositi. In un’intervista sul libro Novesi. I personaggi che hanno contribuito a cambiare il volto della città così si legge a proposito:

“Ci trasferimmo io e mia sorella, che allora abitavamo a Milano, proprio per assistere il maestro. Gli ultimi mesi non furono belli. Però non mancavano gli allievi che venivano a trovarlo semplicemente per fargli vedere i disegni o per portargli qualche regalo. Era importante essere presente sul territorio per seguire al meglio e più da vicino tutta l’attività dell’Accademia” .

G. Taglia, Novesi. I personaggi che hanno contribuito a cambiare il volto della città, Franco Angeli Editore, Milano, 2010, pp. 17-20

Amina ebbe fin dal principio il ruolo di legante all’interno dell’Accademia, divenendo quasi custode vestale.

“Il Maestro mi aveva fatto promettere di non abbandonare mai l’Accademia. Mi disse: «Non far morire mai la mia Accademia». E io ho tenuto fede alla promessa. L’ho sentito come un impegno alla parola data” .

Dopo Viviani

Come è giusto e naturale che sia, la morte del maestro diede inizio ad un periodo di cambiamenti che Amina visse con tristezza ma risoluzione.

“Abbiamo dovuto riorganizzare l’Accademia. Con me c’era anche Corrado Mauri che però ha lasciato qualche anno fa. Al suo posto è subentrato Alessandro Savelli cresciuto anche lui nell’ambito dell’Accademia; Viviani lo considerava come un figlio. Dopo qualche anno di “offuscamento” credo che ora l’Accademia abbia ritrovato il suo spirito. E di questo il Maestro non può che essere soddisfatto”.

Ha affermato Amina nel 2010.
1995 – Amina al 23° Premio Bice Bugatti – Presentazione – Archivio foto LAP

Ricostruendo la storia

2009 – inaugurazione piazzetta Vittorio Viviani

Ad Amina dobbiamo molte informazioni su Vittorio Viviani, avendo giocato sicuramente un ruolo basilare nella ricostruzione della sua storia. Nel corso del Cinquantesimo del Premio, infatti, è stata preziosissimo e fondamentale aiuto per la realizzazione del catalogo sui cent’anni di Viviani, seguendo i lavori con estrema cura e attenzione, condividendo con generosità materiali personali e ricordi riguardanti l’amato pittore, suo compagno di vita. Ad esempio, fu molto incisiva nella ricostruzione della presenza di Viviani nei suoi luoghi più cari, le città di Alberobello e Iseo, avendolo accompagnato innumerevoli volte durante le sue gite.

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Amina Redaelli
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