Così recita la nostra sempre cara Wikipedia:

«la Giornata internazionale della donna ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo (…) associata alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (…) del 25 novembre. Questa celebrazione si tiene negli Stati Uniti d’America a partire dal 1909 e in Italia dal 1922.»

https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna

Esistono versioni tanto tristi quanto fantasiose riguardanti le origini di questa data, fatte circolare a partire dal secondo dopo guerra. Il motivo scatenante è stato ricercato da alcuni in una strage in fabbrica ad inizio marzo 1908, mentre, da altri, in una sanguinosa repressione poliziesca di un corteo femminista del 1857. Nessuno dei due eventi è però storicamente avvenuto.

Arte: nome femminile, singolare.

In questa data, noi della Libera Accademia di Pittura Vittorio Viviani, vogliamo riflettere su un aspetto diverso: sempre riguardante la situazione femminile, ma, questa volta, vista con gli occhi dell’arte. No, non parleremo di donne ritratte o scolpite. Per usare una metafora “grammaticale”, non affronteremo nessun complemento oggetto ma SOGGETTI della frase principale. Le artiste.

Quanti artisti donne conoscete in campo figurativo?

Bene, quante di queste sono vissute più di qualche secolo fa?

Se anche voi avete difficoltà a trovarne un numero dignitoso, non temete: non avete tremende lacune in storia dell’arte né, tanto meno, siete legittimati a pensare che, nelle epoche passate, le donne non avessero creatività artistica. In realtà, la componente femminile nel mondo dell’arte è stata sempre presente e attiva. Sicuramente, le artiste sono sempre esistite da quando esiste l’arte, e, perciò, da quando è nato l’uomo. Ciò nonostante, fino al XVI secolo, il loro contributo, la loro effettiva presenza documentata nella storia, rimase poco visibile.

Linda Nochlin, una delle curatrici della mostra Donne artiste: 1550-1950, tenutasi a Los Angeles nel 1977, così commentò a proposito:

“Può essere spiacevole ammetterlo, ma non ci sono grandi donne artiste come non ci sono giocatori di tennis esquimesi o pianisti di jazz lituani.

Il problema della donna nell’arte rientra nel più generale problema dell’eguaglianza”.

la presenza femminile nell’arte del novecento – Edizioni Atlas

Nella storia passata

Tra i primi riferimenti ad artisti donne abbiamo ciò che scrive Plinio il Vecchio. L’autore latino ci riporta alcuni nomi di pittrici greche, mai considerate figlie di una musa minore: Timarete, Kalypso, Aristarete, Iaia e Olympas (il tempo è stato crudele con le loro opere).

Il Medioevo ha nascosto i nomi di quasi tutti i suoi pittori e scultori, tanto quelli di sesso maschile che femminile. Infatti erano raramente menzionati personalmente perché considerati “artigiani” e le loro firme sono sporadiche. Ciononostante, in altri settori, abbiamo nomi femminili, citati quali membri delle corporazioni miniaturistiche, illustratrici di libri o ricamatrici. Ovviamente erano normalmente suore e aristocratiche.

Dal Rinascimento le donne iniziano a rivendicare la loro maestria nell’arte. Più di tutte si impose la pittrice caravaggesca Artemisia Lomi Gentileschi. Dotata di grande talento e di una personalità forte e decisa, fu violentata da un collega pittore che poi portò in tribunale. Non curante della cattiva fama che le aveva dato la denuncia, Artemisia continuò la causa, con l’appoggio del padre. Per dimostrare la veridicità delle sue parole fu torturata ed esposta, nuda, al pubblico giudizio. Non cedette. Rischiò di perdere pollici e indici di entrambe le mani ma non ritrattò. Il colpevole fu condannato ma non scontò un solo giorno di pena. Arrabbiata e delusa, la giovane artista sfogò tutto il suo odio e dolore nella pittura: dipinse quadri raffigurandosi moderna Giuditta nell’atto di sgozzare e decapitare un Oloferne con le sembianze del suo violentatore!

Giuditta ed Oloferne, 1612 (un anno dopo lo stupro), 158,8 x 125,5 cm
Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte.

Nomi da conoscere:

Le manieriste Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana. La pittrice barocca Elisabetta Sirani. La ritrattista olandese Judith Leyster. La settecentesca Rosalba Carriera. La pittrice svizzera Angelika Kauffmann. La pittrice svizzera Angelika Kauffmann. La ritrattista francese a cavallo tra ‘700 e ‘800, Elizabeth Vigée Lebrun. Le impressioniste Mary Cassatt e Berthe Morisot. Le futuriste Benedetta Cappa e Bice Lazzari. Per il periodo successivo vi suggeriamo questa lettura.

MANIFESTO PUBBLICIZZARE L’ACCESSO GRATUITO DELLE DONNE NEI MUSEI STATALI L’8 MARZO 2011

https://libreriamo.it/arte/le-20-donne-che-hanno-cambiato-la-storia-dellarte/2/

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8 marzo: donna e arte
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